Viaggio in Namibia: Safari all’Etosha National Park

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safari all'etosha national parkUn safari in Africa è una di quelle esperienze che non si dimenticano. Specialmente quando è il primo, specialmente quando è in un paese come la Namibia, specialmente se riesci a incontrare quasi tutti gli animali che sognavi di vedere fin da piccola. Il mio safari all’Etosha National Park è stato proprio così, indimenticabile ed emozionante come le avventure dei naturalisti e degli esploratori che ammiravo sulle pagine dei romanzi e nei documentari in tv. Adesso ti racconto in dettaglio com’è andata, cosa ho fatto e cosa ho visto.

Qui c’è l’itinerario del mio viaggio in Namibia!

Dove dormire all’Etosha National Park

Io e il mio babbo abbiamo alloggiato al Gondwana Etosha Safari Lodge, che ti stra-consiglio perché è fantastico e mi sono trovata davvero bene. Si trova appena fuori dal parco Etosha a pochi km dall’Anderson Gate, completamente immerso nella savana e circondato da molti ettari di terreno popolato da zebre, springbok e altri animali. Le camere in edifici indipendenti sono comode e eleganti, con un grande letto a baldacchino con zanzariera.

L’edificio principale del Gondwana Etosha Safari Lodge è magnifico, soprattutto per la terrazza di legno panoramica da cui si domina con lo sguardo tutta la savana ai propri piedi. C’è anche un ottimo ristorante dove ho cenato due volte e il bar merita una menzione perché insieme ai drink ti danno una ciotola di carne secca buonissima che credo fosse di antilope, comunque dieci volte meglio delle patatine.safari etosha national park

Siamo arrivati al Gondwana Etosha Safari Lodge nel tardo pomeriggio, giusto in tempo per un aperitivo al tramonto e per l’inizio di un diluvio che ha annunciato l’inizio della stagione delle piogge e che è durato tutta la notte. La zanzariera è stata provvidenziale, non tanto per le zanzare (non ce n’era nemmeno una) quanto per le orribili falene che entravano in camera da ogni pertugio. Queste piccole falene dalle ali tonde che si risvegliano in massa quando piove sono innocue, ma a me le falene mi fanno proprio schifo… e ce ne erano a centinaia, migliaia, attirate dentro la stanza, era come stare dentro a un film horror, una specie di Phenomena in versione africana. Brrrr.safari etosha national park

Safari all’Etosha National Park

Per fortuna la mattina dopo ha smesso di piovere e le falene sono tornate da dove erano venute. Sveglia all’alba, colazione rinforzata e siamo partiti alla volta dell’Etosha National Park a bordo di una jeep 4X4 con una guida locale che è venuta a prenderci al lodge. Varcato l’ingresso del parco non sembra esserci molta differenza rispetto a fuori: è sempre lo stesso paesaggio, una vasta e sterminata savana arida punteggiata da qualche cespuglio e con qualche macchia d’ombra creata da isolati gruppetti di alberi e arbusti. La differenza rispetto a fuori però l’ho sperimentata subito, quando dopo pochi minuti dal mio arrivo l’Etosha mi ha regalato l’incontro che aspettavo di più: quello con il rinoceronte nero.safari etosha national park

Un grande e magnifico esemplare di rinoceronte nero che brucava un cespuglio al bordo della strada, a circa 30 metri dalla nostra jeep. Uno degli animali più a rischio di estinzione sul pianeta, vittima della superstizione e della stupidità umana, si è presentato di fronte a me in tutta la sua massiccia bellezza, con il corno orgogliosamente alzato in segno di resistenza (vabbè forse l’intento del rinoceronte non era proprio quello di alzare un pugno chiuso durante la rivoluzione, ma concedimi almeno di immaginarmelo). Sembrava così minaccioso, avrebbe potuto ribaltare la jeep con una testata e farci tutti a polpettine e invece è così fragile che ne rimangono poco più di 3000 esemplari in tutta l’Africa.

Il rinoceronte nero è ancora oggi cacciato per il suo corno – a cui la superstizione orientale attribuisce virtù curative – e viene cacciato di frodo anche all’interno dei parchi nazionali come l’Etosha. Se vuoi fare qualcosa per loro puoi fare una donazione a una delle due principali associazioni ambientaliste che lo tutelano: Save the Rhino (ente internazionale) e Save the Rhino Trust (ente locale namibiano).

safari etosha national parkMa durante il mio safari all’Etosha National Park non ho visto solo il rinoceronte. Ci sono migliaia e migliaia di zebre, talmente tante che dopo un po’ quasi smettono di sorprenderti (in realtà no, sono troppo buffe), ma una zebra in particolare me la ricorderò per sempre, perché era aveva una chiappa squarciata, era appena stata morsicata da un predatore, forse un leone, zoppicava e sanguinava. È stato uno spettacolo penoso ma istruttivo. La savana non è un parco a tema, anche se a volte ai turisti sembra così e si dimenticano che la natura è dominata dal gioco dell’equilibrio tra prede e predatori, che a volte non è affatto un bello spettacolo. Quel leone che ai visitatori sulla jeep sembra quasi un gattone, è in realtà un predatore guidato dall’istinto che può fare a pezzi un turista in mezzo minuto. Il rischio è reale e bisogna rispettare e temere i grandi animali selvatici, perché nel gioco della sopravvivenza se l’uomo gioca ad armi pari è spacciato. Sto divagando, comunque quella povera zebra dalla chiappa morsicata mi ha ricordato in modo chiaro e immediato le leggi della natura, che a volte sembrano spietate e invece è soltanto sopravvivenza.safari etosha national parkHo visto le giraffe, che mi piacciono un sacco perché mi fanno pensare alla mia mamma, e gli sciacalli che sono molto più carini di come sembrano in tv, li ho visti banchettare con una carcassa mentre alcuni avvoltoi aspettavano il loro turno. E poi gli gnu e centinaia di antilopi e gazzelle, dagli orici agli springbok che saltano come se fossero caricati a molla… Ho visto anche le iene! E poi ho visto tanti uccelli curiosi che non conoscevo nemmeno, come l’otarda, il più grosso pennuto in grado di volare, e l’uccello suicida che si butta in picchiata tipo kamikaze per impressionare la femmina. Infine ho visto alcuni grandi felini che sono sicuramente tra gli incontri più emozionanti: un vecchio leone con il muso pieno di cicatrici e un elegante leopardo che riposava all’ombra di un albero sventolando la coda.safari etosha national park

safari etosha national park

i gommini del leopardo! <3

Non ho visto né i ghepardi né gli elefanti (anche se abbiamo incontrato molte tracce del loro passaggio, arbusti distrutti e cacche molto molto grosse), è un peccato ma non si può avere tutto e mi ritengo davvero fortunatissima ad aver potuto vedere il rinoceronte e tutte le altre specie. A quanto pare la pioggia della sera prima non ha favorito gli avvistamenti perché l’abbondanza di acqua evita agli animali di doversi spingere alle pozze per abbeverarsi, pozze che le guide locali conoscono bene. La pioggia è tornata la sera, per fortuna proprio quando ormai stava arrivando il tramonto ed il momento di tornare al lodge.safari etosha national park

Consigli per visitare l’Etosha

Infine ecco qualche consiglio pratico per organizzare e goderti al meglio un safari all’Etosha National Park.

  • L’Etosha è aperto dall’alba al tramonto. Come al solito gli orari in Namibia sono solo indicativi, per essere sicuri dell’esatto orario di apertura conviene informarsi dal personale del lodge. L’ingresso al parco costa 80 dollari namibiani a testa più 10 per la macchina.
  • Soggiornando in uno dei lodge o dei campeggi all’interno del parco il problema dell’orario di apertura non sussiste, ma di solito queste sistemazioni sono mediamente più care.
  • L’Etosha è una delle pochissime aree della Namibia a rischio malaria: è un rischio molto basso e limitato alla stagione delle piogge, però esiste. Io ho valutato la questione e non ho ritenuto necessario seguire la profilassi antimalarica (e come ho già detto non ho visto nessuna zanzara nonostante le prime piogge). Ho soltanto usato un buon repellente anti zanzare, (ho usato il Jungle Formula Molto Forte, che è il più potente in commercio ed è quello che consigliano gli specialisti di medicina tropicale) ma naturalmente la scelta sta a te e ti consiglio di informarti bene prima di partire per un viaggio in Namibia.safari etosha national park

Quando andare a fare un safari all’Etosha?

Come avrai intuito uno dei fattori determinanti per decidere quando andare a fare un safari è la stagione delle piogge: non dura a lungo (tra gennaio e marzo) ma può essere fastidiosa durante un viaggio e rendere alcune strade impraticabili. La pioggia inoltre rende più difficile gli avvistamenti sia per il motivo già detto in precedenza (gli animali non devono raggiungere le pozze per abbeverarsi) e sia perché la vegetazione è più alta e rigogliosa e può coprire gli esemplari alla vista.

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Per documentarti e organizzare il viaggio ti consiglio:


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3 commenti

  • Credo che riuscirò a placare la (sana) invidia che provo per te solo se quest’estate vedrò effettivamente i Grizzly…Complimenti, mio adorata secchiona, post molto interessante, ben scritto e, come al solito, molto avvincente!

  • Falene…sicura che non fossero le termiti?All’inizio della stagione delle piogge mettono le ali e migrano. Tra l’altro sono buone se appena tostate ottime proteine.
    P.S. 10 anni tra Congo Zambia Zimbabwe con puntate in quella che allora era South West Africa e zSud Africa

    • claudia garage

      Ciao Aldo… no, non sono sicura, probabilmente erano termiti e mi sono sembrate falene! Grazie per il tuo commento, non ho certo la tua esperienza in Africa e mi hai fatto imparare una nuova cosa! Buoni viaggi 😉

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