Rouen ville musee all’ombra della cattedrale

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visitare rouen

Rouen viene chiamata in tanti modi: la ville musee, la Porta della Senna, la città dai cento campanili (questa la disse Victor Hugo). Viene sempre ricordata come la città dove fu uccisa Giovanna d’Arco e per la sua splendida cattedrale gotica. Ma visitare Rouen è un’esperienza che va al di là di queste due cose di grande richiamo. È una città antichissima che vive nel presente, ricca di Storia ma anche di storie da raccontare. Volevo fare questa tappa per visitare la cattedrale gotica e mi sono documentata poco sul resto, sono rimasta sorpresa quando ho scoperto quante ricchezze c’erano da scoprire all’ombra della cattedrale. Avrei voluto passare molto più tempo in questa città, così profondamente normanna ma unica rispetto a tutte le altre cittadine della Normandia.

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Cosa vedere a Rouen

Il centro storico è un gioiello di architettura medievale ancora molto ben conservato, con i tipici edifici a graticcio normanni di legno e pietra. È completamente pedonale, ed è un piacere passeggiare per le sue stradine lastricate, curiosare nei negozietti di antiquariato e sbirciare le vetrine di pasticcerie e boulangeries. Nella piazza del mercato una piccola aiuola fiorita e una statua di bronzo ricordano il luogo dove Giovanna d’Arco fu bruciata viva, dopo essere stata imprigionata e torturata nella torre del castello. Proprio in questa piazza sorge la modernissima chiesa a lei dedicata. La Torre di Giovanna d’Arco è l’unica parte del castello medievale giunta fino a noi, all’interno c’è una piccola esposizione che racconta la permanenza nella torre e gli ultimi momenti di vita della pulzella d’Orleans. A Jeanne d’Arc è dedicato anche un museo delle cere che racconta la sua storia attraverso statue di cera e ambienti ricostruiti: questo l’ho saltato senza troppi rimpianti.

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La cattedrale di Rouen non mi ha delusa: è semplicemente splendida, con i suoi gargoyles, i merletti di pietra traforata e le guglie sottili che svettano nel cielo e sembrano leggerissime. La cattedrale è viva e continua a crescere lentamente, dal 1100 fino ad oggi: è stata parzialmente distrutta nella Seconda Guerra Mondiale e più recentemente dalla tempesta Lothar, ma viene restaurata e curata costantemente. La guglia centrale di ghisa è del XIX secolo e con i suoi 115 metri è la guglia più alta di tutta la Francia. L’interno è spettacolare, e tra le centinaia di sculture medievali e altre opere d’arte, vi segnalo le tombe dei duchi di Normandia, che si trovano nel deambulatorio: alcune risalgono addirittura alla primitiva chiesa romanica preesistente, e la più curiosa è quella che conserva il cuore di Riccardo Cuor di Leone (il cervello è conservato nell’Abbazia di Charroux, tutto il resto del corpo nell’Abbazia di Fontevrault).

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La cattedrale di Rouen fa pensare all’impressionismo, a Claude Monet che dipinse la dipinse in centinaia di versioni diverse, seguendo i giochi di luce che si trasformano nell’arco della giornata e delle stagioni sui rilievi della facciata. Anche se devo amettere che la pittura di quel periodo non è il mio forte, sono andata a visitare il Museo delle Belle Arti, che conserva molte opere di pittori impressionisti, naturalmente c’è Monet, ma ci sono anche dipinti di Modigliani, Delacroix, Caravaggio e Gericault. Il tutto condito da collezioni varie e disparate, dai mobili d’antiquariato alle opere di arti applicate.

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Ma nella ville musee ovviamente ci sono molti altri musei: purtroppo non ho potuto visitarlo, ma vi segnalo il Museo dell’Arte del Ferro Le Seq des Tournelles: tutto quelle piccole opere d’arte minori realizzate in ferro nel passato: chiavi, serrature, battenti, utensili da cucina e da lavoro, cancelli, insegne… una collezione unica al mondo, se andate a visitarlo raccontatemi com’è in un commento!

La sorpresa più bella Rouen me l’ha riservata con l’Aitre Saint-Maclou: un cimitero medievale per gli appestati della grande peste nera del 1348, poi ampliato con edifici a graticcio rinascimentali destinati ad ossario, e decorati con teschi, danze macabre e altri motivi legati alla morte. Come potete immaginare mi è piaciuto da morire! Tanto che all’Aitre Saint-Maclou ho dedicato un post a parte, perché se lo merita.

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Le prime due foto provengono da Normandia Turismo


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