Tutto il fascino di Brighton

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La prima tappa del mio breve viaggio in Inghilterra è stata Brighton, sia perché questa cittadina turistico-universitaria sul mare mi ha sempre ispirato un sacco, sia perché c’era un festival con dei bei concerti a cui volevo assistere.
Brighton per me è sempre stata associata a film come Quadrophenia, alla battaglia tra mods e rockers, e anche se non ci ero mai stata mi ero fatta un’idea abbastanza chiara del posto: ambiente giovane, festaiolo e alternativo, un sacco di negozietti interessanti ed un bel lunapark decadente e kitsch sul mare, una specie di Coney Island in salsa british. Ed in effetti Brighton è più o meno così.
Appena arrivata a Brighton, dopo aver sbrigato il check in ostello – il St. Christopher’s Inn – ho incontrato i miei amici con cui avevo appuntamento, abbiamo mangiato un’ottima cena giapponese (al Sushi Garden, 32A-33A Preston Street, non solo sushi ed era tutto buono e a prezzi ragionevoli, ma Brighton è piena di ristoranti per tutti i gusti e per tutte le tasche) e poi ci siamo incamminati a piedi verso il nostro festival, percorrendo tutto il lungomare a piedi.
Ecco, la passeggiata sul lungomare al tramonto è una delle cose da fare assolutamente se si viene a visitare Brighton: si passa davanti alle rovine del West Pier, ormai abbandonato, devastato da incendi e tempeste, ma ancora lì a rendere il paesaggio un po’ più ambiguo e inquietante. Poi si incontra il Brighton Pier, con tutte le sue luci, le montagne russe che spuntano, e la grande ruota panoramica, landmark e simbolo della città.
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 Per me il fascino di Brighton è tutto qui, in questo vecchio lunapark costruito su un molo sospeso sull’acqua e costantemente spazzato dal vento e dalle onde del mare, nei bambini che mangiano le Brighton Rocks – le caramelle spaccadenti che sono praticamente l’unica cosa tipica del posto – e nell’atmosfera decadente ancora sospesa tra passato e presente.
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Ma Brighton non è solo questo: il giorno dopo ci siamo addentrate nelle stradine affollate e colorate, dove si trova qualsiasi cosa una ragazza come me possa desiderare quando si tratta di shopping: dischi usati, strumenti musicali, abbigliamento vintage, chincaglierie, smoothies buonissimi e gente di ogni tipo: dalle famiglie in vacanza al mare ai punks ’77, senza dimenticare gli onnipresenti hipster che ormai sciamano da tutte le parti e che a quanto pare a Brighton hanno trovato la loro Mecca.

 

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Visto che era gratuito abbiamo visitato anche il Brighton Museum, e ne è valsa la pena: la collezione permanente raccoglie la roba più disparata che abbia a che fare con Brighton (ma anche no), e la fortuna ha voluto che lo spazio dedicato alle esposizioni temporanee ospitasse una piccola ma gustosa mostra dedicata a Jeff Koons, uno dei miei artisti preferiti.

Infine vi consiglio di visitare il Royal Pavillion: da fuori è uno tripudio di architettura kitsch in stile indiano, dentro è un’accozzaglia di altri stili esotici secondo la moda orientaleggiante dell’Ottocento; fu voluto dal re Giorgio IV per sorprendere i propri ospiti con una cornice spettacolare per la vita mondana che conduceva a Brighton.
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