Otzi, al Museo Archeologico dell’Alto Adige

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Quando nel 1991 la mummia di Otzi, l’uomo dei ghiacci, è stata ritrovata in cima al Similaun, avevo solo 10 anni e ho letteralmente perso la testa. Negli anni ho visto tutti i documentari, letto tutti i libri, conservato tutti gli articoli. Mi mancava solo di andare a trovare Otzi a Bolzano.

La mummia di questo uomo preistorico risalente a 5400 anni fa è rimasta perfettamente conservata all’interno del ghiacciaio per tutti questi secoli fino a quando è emersa insieme a tutti i suoi abiti, attrezzi ed effetti personali.
L’incredibile ritrovamento ha dato agli studiosi la possibilità di fare nuove ed entusiasmanti scoperte sulla vita e sulle abitudini dell’uomo nell’età del rame, e cercare di dare una risposta alle tante domande. Chi era Otzi? Da dove veniva? Perchè è morto in cima alle Alpi? Dagli studi è emerso che Otzi è morto di morte violenta: scienza, mistero e dellitti. Cosa potrei desiderare di più da una storia?

otzi bolzano mummia

il recupero della mummia dopo il ritrovamento

La mummia del Similaun è stata rinventua proprio al confine tra Austria e Italia, e per molti anni è stata contesa tra le due nazioni. L’intervento dell’IGM ha stabilito che il ritrovamento era avvenuto sul suolo italiano (anche se per pochissimi metri), quindi dopo gli studi Ötzi è stato traferito a Bolzano, dove gli hanno costruito una casetta nuova tutta per lui, il museo archelogico dell’Alto Adige, inaugurato nel 1998.

Per incontrare Otzi mi sono dovuta fare mezz’ora di coda sotto al sole: anche Bolzano d’estate può essere molto calda ma il teutonico buon senso ha prodotto un opuscolo informativo pieghevole che si trasforma in una visiera parasole. Per 2 euro ho preso l’audioguida in italiano, sono disponibili in tantissime lingue, ladino comrpeso.

Il museo è dedicato all’intera storia dell’Alto Adige, e si sviluppa su tre piani: al terreno c’è il paleolitico e neolitico, al primo c’è l’età del rame (e Otzi), al secondo l’età del bronzo e del ferro, al terzo età romana e medioevo. Naturalmente a me interessava quasi soltanto il primo, affollatissimo piano. La coda per vedere Otzi era anche più lunga di quella esterna, e si può ingannare l’attesa leggendo i pannelli che illustrano la vita e la morte della mummia dei ghiacci.

Per vedere la mummia funziona così: si arriva davanti ad una piccola finestrella buia, si preme un bottone e si accende la luce. Otzi se ne stava lì, a riposare nella sua cella frigorifera, in quella strana posizione contorta in cui è stato ritrovato, regalatagli per sempre dalla pressione del ghiacciaio. E’ perfetto, si vedono i denti, le unghie, i tatuaggi. Conosco così bene tutta la sua storia che è stato come rincontrare un vecchio amico, è stato davvero emozionante.

otzi bolzano mummia

La storia della luce da accendere manualmente è dovuta al fatto che a qualcuno potrebbe fare impressione vedere Otzi, perché è pur sempre un uomo morto 5400 anni fa. Però se vi fa senso non ci venite neanche fino a qua, praticamente l’unica vera attrazione del museo è questa! (piccola considerazione personale).

Dopo il pellegrinaggio alla finestrella l’esposizione prosegue con gli oggetti appartenuti ad Otzi, che sono stati restaurati. I suoi abiti, il suo cappello di pelliccia, l’ascia, la gerla; il suo pugnale, la faretra contenente le frecce, tra cui alcune ancora non terminate; e poi la bisaccia in cui trasportava cibo, esche per accendere il fuoco e semi. E’ incredibile notare quanto questi oggetti siano cambiati poco in oltre 5000 anni, sono davvero simili a quelli dei nostri giorni.

All’interno del Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano è proibito scattare fotografie. Le immagini di questo articolo provengono da Wikipedia.

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